C’è risata e risata

Negli ultimi tempi si sta assistendo a un fenomeno abbastanza preoccupante.

Si sa, sui social media si trova di tutto: dai baby influencer, fino a persone che decidono deliberatamente di mettersi in mostra, ma anche persone che, spinte da qualche digital agency, vengono riprese allo scopo di creare video commerciali virali sfruttando un’ironia basata sulla rappresentazione di stereotipi degradanti. Questo spesso viene praticato sfruttando le scarse conoscenze del mezzo da parte delle persone coinvolte e delle implicazioni personali e sociali che potrebbero scaturire, per se stessi, ma anche per i propri famigliari. Anzi, molte volte in queste scenette dalla comicità dubbia, vengono coinvolti bambini e ragazzini.

Io vorrei solo porre un dubbio: queste persone si sono chieste quali potenzialmente potrebbero essere i rischi per la propria reputazione e per quella della propria famiglia legati a questa tipologia di esposizione mediatica? Ma soprattutto, quali i rischi per quei bambini e ragazzini che, domani, saranno adolescenti e poi adulti?

La comicità non è per tutti. Ha delle sue regole, è un’arte sopraffina in grado di suscitare la risata genuina. Richiede studio, pensiero, cultura e progettazione.  

C’è risata e risata: quella suscitata dalla messa in ridicolo delle persone non credo sia umanamente e socialmente sana, soprattutto per le persone coinvolte in prima persona, spesso inconsapevoli dei rischi a cui potrebbero andare incontro. 

La reputazione è sacra. Una volta distrutta è difficile da ricostruire. Tutelarla, soprattutto quando ci son di mezzo bambini o anziani, o comunque persone ignare dei rischi, è dovere anche di tutti gli attori che operano nel mondo del web e del digital marketing

In un periodo storico dove ci si pensa in diritto di potere tutto, credo che la necessità di restare umani rispettando l’altro e tutelandolo senza sfruttare la sua ingenuità sia cosa necessaria e giusta.