Ci sono post che si leggono, poi ci sono i post che si ricordano.
Ci sono grafiche che informano, poi ci sono grafiche che emozionano.
E poi parte il pippone vuoto di contenuto.
Ormai li riconosci subito perchè hanno lo stesso incipit, le frasi corte, lo stesso tono, la stessa costruzione e la stessa morale finale. Cambia l’azienda, la fotografia e l’argomento. Il resto potrebbe essere tranquillamente lo stesso post.
Ora, l’AI può essere molto utile. Può infatti aiutare a formulare idee, velocizzare processi, mettere ordine nei pensieri e coadiuvare moltissime delle nostre attività quotidiane. Ma è pragmatica, non ha un’identità, non ha una storia, non ha esperienza, non ha uno sguardo. Inoltre, può anche sbagliare. E, in alcuni casi, parecchio.
Per questo faccio fatica a capire come possa diventare la soluzione automatica alla comunicazione di un’azienda. Io, ogni volta che vedo brevi testi social, articoli per blog o grafiche evidentemente costruite in ChatGPT, provo imbarazzo, perché spesso dietro non vedo un “professionista” che ha usato uno strumento, ma vedo uno che ha semplicemente detto:
“Fallo tu.”
Zero sbattimento.
Zero pensiero critico.
Zero tentativo di capire cosa si vuole davvero dire.
Chiedo a ChatGPT.
E io non ce la faccio più.
Già i social media erano un posto in cui il rumore era sempre stato abbastanza evidente, ora lo è ancora di più.
Perché abbiamo aggiunto una quantità enorme di contenuti formalmente corretti, ordinati, leggibili e completamente intercambiabili.
Il risultato?
Il nulla.
E il paradosso è che tutto questo avviene mentre continuiamo a parlare di autenticità, identità, storytelling, posizionamento: ma il posizionamento non nasce dal fatto che pubblichi.
Nasce da quello che continui a dire, dal modo in cui lo dici e da ciò che le persone iniziano ad associare a te.
Costruire la propria identità e raccontarla in modo autentico è ancora una delle poche possibilità che abbiamo per ottenere un risultato nel tempo.
Non la visibilità fine a se stessa, figlia di mi piace e followers altrettanto vuoti, come quella può arrivare anche con un video virale.
Il punto è un altro: il consolidamento della reputazione, il riconoscimento, la coerenza, il rispetto della propria identità aziendale.
Se ogni giorno comunichi come tutti gli altri, prima o poi diventi tutti gli altri.
E allora sì, usiamo pure l’AI.
Usiamola per fare prima, per fare meglio, per ragionare e per aiutarci, ma non chiediamole di essere noi perché quello, molto francamente, si vede e soprattutto si ricorda.