C’è una bella differenza tra fare ciò che funziona e ciò che fanno tutti, ma a volte si tende a non capirne a fondo le differenze. Nella comunicazione digitale si assiste, fase dopo fase, alla replica costante di ciò che in quel momento sembra funzionare, ma siamo sicuri sia così? O non sia solo un rassicurante “fare quel che fanno tutti”? Mi son sentita spesso dire: “se lo fanno, un motivo ci sarà”. E stanno proprio qui gli errore e, allo stesso tempo, le opportunità.
Scrollando il feed di un qualsiasi social media ci si può facilmente imbattere in copie di contenuti molto simili fra loro, soprattutto tra i video: nella modalità di ripresa, nel tono di voce, negli argomenti trattati.
Questo può andare bene se il nostro obiettivo è quello di posizionarci come influencer, brand ambassador o se vogliamo provare a scalare in termini di visibilità non per quello che siamo, diciamo o proponiamo, ma perchè le persone ritrovano in noi atteggiamenti che intrattengono, conosciuti, codificati: noi o qualcun’altro, poco cambia. Contenuti spesso vuoti, che hanno lo scopo di strappare una visualizzazione, un mi piace o un commento, nulla di più. Contenuti che oggi funzionano, che ci fanno aderire a stereotipi, che appiattiscono ciò che siamo in funzione di ciò che le persone vogliono vedere.
Ma siamo sicuri che nel lungo periodo e nella realtà questo funzioni davvero?
Nella realtà di tutti i giorni ci scontriamo invece con il nostro modo di essere, la nostra autenticità: sia che stiamo parlando di una persona che di un’azienda.
La domanda che faccio sempre ai miei clienti è: cosa ti può rendere interessante agli altri? Cosa ti differenzia? Per cosa vuoi essere riconosciuto?
Ecco che fare ciò che funziona non vuol dire fare ciò che fanno tutti. Non c’è una regola precisa, una ricetta per la visibilità. Ciò che funziona per me, potrebbe non funzionare per te.
Ecco che ciò che funziona non è l’applicazione di un metodo, bensì l’approccio giusto per ognuno di noi: persone o aziende, che poi spesso nelle piccole realtà sono la stessa cosa.
Quindi invece di pensare a produrre contenuti “che funzionino”, il mio suggerimento è quello di provare a pensare a ciò che ci caratterizza, al come ci approcciamo agli altri, a ciò che ci piace e in cosa possiamo essere utili.
Essere quindi noi stessi è la chiave per iniziare a costruire contenuti “che funzionino”: per noi, per la nostra reputazione e per il nostro business.
Elementi che dureranno nel tempo, che cresceranno piano piano e che raccontino qualcosa di noi. E che quando qualcuno sceglierà di incontrarci, acquistare i nostri servizi o prodotti, possa ritrovare quella persona o quelle caratteristiche che ha “conosciuto” online, non qualcuno o qualcosa con tratti e modalità diversi e irriconoscibili: cosa che in realtà accade più spesso di quanto si pensi.