Social media: prendere in giro i clienti e pensare che sia simpatico

Perché è rischioso

  • Sbilancia il rapporto: il brand ha già una posizione di potere. Se scherza sui clienti invece che con i clienti, può sembrare arroganza.
  • L’ironia non è universale: quello che per qualcuno è divertente, per altri è umiliante o offensivo.
  • Il pubblico si identifica: anche chi non è il bersaglio diretto può pensare “potrei essere io il prossimo”.
  • Erode la fiducia: se mi prendi in giro, perché dovrei sentirmi rispettato o ascoltato?

Quando (raramente) può funzionare

  • Se il brand ha una community molto forte e consapevole, che condivide lo stesso codice ironico.
  • Se l’ironia è autoironica (il brand prende in giro sé stesso, non il cliente).
  • Se il cliente è rappresentato in modo empatico e umano, non come “stupido”, “fastidioso” o “ignorante”.
  • Se è chiaro che si ride di una situazione, non di una persona.

Il problema principale

Molti brand confondono: “essere irriverenti” con “essere irrispettosi”.

La linea è sottile, e quando si sbaglia il costo reputazionale è alto, soprattutto sui social dove il contesto si perde facilmente.

Una regola pratica

Se un cliente guardando il video può pensare: “Stanno parlando di me” e non sorridere, allora quella comunicazione non sta funzionando.